venerdì 8 febbraio 2008

Ieri notte l'hanno chiamato Vincenzo





















E' un po' come aspettare che qualcuno ti faccia una fotografia e atteggiate il sorriso e il viso in modo da sembrare un po' meno scemo e fuori posto.
Fabrizio scrive: "Andate a dire a mia madre che non tornerò".
Ieri notte qualcuno l'ha chiamato Vincenzo.
Più cerca di essere se stesso e più lo scambiano per un altro. Le parole perdono realtà mentre le si pronuncia. Fabrizio De Andrè le scrive su fogli a quadretti, ha bisogno di riquadri, di mura solide.
La verità bisogna saperla cogliere in flagranza di reato.

6 commenti:

Simo ha detto...

Quadretti da 5 millimetri, spaziosi, o fogli bianchi; privi di delimitazioni.
I pensieri devono essere il più liberi possibile. Le righe li costrinegerebbero ad una linearità irreale.

Franz ha detto...

ma tu... Vinci come un vincitore o come uno vinto?!

... me lo chiedo da giorni.

Anna ha detto...

Vinci, ho un dubbio. Tutto questo che scrivi è vero o è un personaggio che hai creato?

Anonimo ha detto...

tempo fa, l'anno scorso scrissi questi versi

MADRE

Cercheresti in me
La guida per i tuoi
Passi incerti
Per le scelte
Imbarazzanti
Per non imbatterti
Nell’errore:
Guarderesti a me
Come il discepolo
Acerbo
Guarda il maestro
Per ripercorrerne
Le tracce.

Il tuo animo
Puro
Sarebbe incantato
Come davanti al miracolo,
Sottomesso
Come davanti al dio personificato.
Vivresti la mia immagine
Come il dogma rassicurante.

Poi
La disillusione
Catastrofica;
sveglia,
la tua intelligenza
capirebbe:
Io, custode dell’imperfezione,
decomporrei, tacita,
la perfezione tua,
impotente del bene
sarei la fonte
del dolore
insanabile
disorientante.

12/07/2006

Anna ha detto...

Anonimi, questi versi non mi piacciono per niente.

Anonimo ha detto...

anonimi, ma così è.