
Eccoli lì quell'uomo assonnato con il suo montgomery blu e il suo libro e il cielo di nuvole viola come un lecca lecca.
Fabrizio di solito non è superstizioso, ma oggi tiene in tasca una lucida pietra bianca raccolta sull'argine della Loira.
E' ad Amsterdam e d'un tratto si ricorda di quando era a Madrid. Una città piena di fantasmi che gli diceva che non esisterà mai un posto dove nascondersi dalla propria solitudine
4 commenti:
...perchè fuggire dalla propria solitudine?
Lo penso anche io.
In qualsiasi luogo, in mezzo a qualsivoglia popolazione, non ci si può nasconedere...
collochiamo in un centro ideale un omino in piedi, non vestito, di spalle; sotto i suoi piedi, proprio nello spazio che separa la loro unione, una lancetta si muove oscillando con frequenza sempre più alta, e oscillando colpisce ora l'una ora l'altra spalla dell'omino. l'oscillazione si compie entro uno spazio delimitato da due pareti, a sinistra quella alta con sfumature di rosa, a destra la parete meno alta, colorata di cielo. fra un'oscillazione e l'altra, l'impercettibile momento di stasi lungo l'asse verticale. e lì è il gap.
...è vero!
Ottima intuizione, sagace esclamazione. Il gap è il punto "g" di ogni fuga
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