martedì 29 dicembre 2009
La libertà
martedì 8 dicembre 2009
Si riparte
RIFLESSIONI
venerdì 26 giugno 2009
...e quell'enorme mistero svanì

Mi sarebbe bastato smettere di parlare per diventare di nuovo perfettamente innocente. Questo, però, mi spaventava. Dovevo star zitto, non dire quello che ho detto, aspettare, dare tempo, prendermi tempo, farla abituare al tempo.
Che un uomo come me poi, così pigro nell’insieme, così però pazientemente rivolto verso se stesso come verso il male peggiore, uomo di fantasia, orgoglioso dei propri pensieri, che sbaglia e sa di sbagliare, che un uomo così si sia lasciato travolgere dalla gelosia, potrebbe sembrar strano, quanto meno insolito.
Eppure è successo!
Due osservazioni allora:
Primo: poco importa come sia accaduto.
Dire questo, senza sapere come poi andrà a finire è segno di quanto io ci tenga e di quanto lei non se ne sia accorta sul momento.
Può essere che finisca così, ecco, con un atto di innamorata gelosia
E adesso a chi sta pensando? Di chi è innamorata? A cosa pensava quando ha fatto l’amore l’ultima volta?
Senza più chiedermelo. Dire, rispondere sempre io.
Secondo: la migliore cosa sarebbe quella di non decidere niente in anticipo e invece non è così, si programma e si finisce per sbagliare, perché si diventa gelosi anche di se stessi, di quello che vorremmo che l’altro dicesse e che invece finisce per non dire.
Ci penso.
Lei ora è qui, ma non essendoci veramente rimane solo grazie a quel che è stato, grazie alla mia gelosia
Mi guarda, a meno che non sia io a guardare lei, e allora smette.
Voglia di baciarla ancora a lungo, voglia di dirle ancora – ti amo -.
Chiudo gli occhi, è così che me ne rendo conto.
…E’ sera. E’ a quest’ora che cambia il vento qui.
Un gatto fulvo tira qualcosa coi denti e poi morde.
Gli passo accanto senza uno sguardo, ridotto un po’ in confusione dall’imperturbabilità di queste ore e dalla variabilità delle mie passioni.
Tiro dritto. Quando mi giro a guardare sono abbastanza lontano da non riuscire a vedere più il
lunedì 22 giugno 2009
...bolle di sapone

Siamo diventati dipendenti dalle bolle di sapone.
Le bolle sono colorate, ci riportano al gusto immaginifico dell’infanzia, le bolle di sapone sono semplicemente belle, attirano la nostra attenzione.
Va bene quanto detto fino ad ora, rende l’idea di questa nostra passione ? O forse ci sfugge ancora qualcosa?. Senza accorgercene abbiamo pian piano iniziato ad abituarci a tutto questo, a vedere queste bolle da lontano, e non ci siamo accorti che è come guardare una distesa di azzurri che digradano.
Ma qual è la caratteristica principale delle bolle di sapone? Quella di essere leggere, di frantumarsi in mille piccoli schizzi d’acqua al minimo contatto con un corpo esterno, con qualcosa che abbia reale consistenza.
Le bolle di sapone e chi le guarda felice son diventate la metafora della nostra società, della cultura dei nostri giorni. Una società narcisista ed egocentrica, nella quale cresce la paura di dover convivere con gli altri, dove per questi ultimi possiamo intendere i giovani come gli immigrati o quelli che ci “obbligano” a rispettare le regole e a pagare le tasse.
Una delle prime espressioni di questa paura è stata la controriforma del sistema culturale e dello svago. Siamo diventati i protagonisti consapevoli di fiction, reality e faccia a faccia. Da spettatori siamo diventati comparse, sopraffatti da pregiudizi verso tutto quello che non è immagine, verso tutto quello che non solo non è una bella e profumata bolla di sapone, ma anche ciò che rischia, con il contatto, di infrangere il mito della bella bolla colorata. Il mondo culturale invece è il “non luogo” dove da sempre il futuro arriva in anticipo, questo è e dovrebbe essere. La cultura è un muro, un muro da scalare, da costruire, un muro che dà protezione anche se molti hanno iniziato a vedere questo muro come ostruzione.
Ed è da qui che la crisi di cui tanto si parla è diventata una crisi culturale.
Noi tutti purtroppo siamo sempre meno in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze del presente e agli interessi dei nostri destinatari, qualunque essi siano. Basta ascoltare quel che se ne dice in giro, come se il parlarne, poi, avesse soprattutto la funzione di proteggere da quella carenza di senso familiare che ci portiamo dietro per ogni cosa. Insomma, la crisi è ‘nell’aria che respiriamo’, un’aria piena di bolle di sapone però. La crisi quindi deve essere per forza di tipo culturale.
Eppure, in controluce, tutti i termini appaiono indeterminati. Facciamoci caso, tra
le tante parole , quante sono soltanto retorica (invettiva, costernata
doglianza, caparbietà delle buone intenzioni, profetico entusiasmo, per non citare che alcune
variazioni sul tema e per non dire i cliché, i luoghi comuni, i pregiudizi), quante volte abbiamo parlato senza giungere mai alla conclusione di qualcosa? Cosa intendiamo, infatti, quando parliamo di cultura? Un segno di progresso tout court, la fine del “ignoranza”o una sfida epocale a qualcosa, l’opportunità di nuove forme di trasmissione comunicativa? La cultura dovrebbe far cadere i vuoti di senso e cancellare i pregiudizi, consentendo di esplorare e investigare il nocciolo della società finalmente messa a nudo. La cultura dovrebbe essere quell’aspirapolvere in grado di far scomparire i pregiudizi.
La cultura ci dovrebbe costringere a tornare alle domande: non importa se le risposte siano vecchie o nuove, purché scaturite da un esame diretto. E le domande sono sempre opposizione costruttiva a qualcosa.
Da professore dico che l’epoca della scolarità di massa con tutto quello che comporta sembra volgere al termine e non so se è proprio un dramma. Gli effetti di emancipazione e di mobilità sociale - che si davano in qualche modo per scontati con l’incremento della scolarità - non paiono più così essenziali e comunque non più conseguibili come al tempo dei nostri genitori.
Perciò si propone una rottura, un mutamento di missione e al tempo stesso di paradigmi
istituzionali, di modi di apprendimento. Oppure si prende atto che “la scuola non è per tutti”, perché tutti hanno il diritto di andarci, ma non tutti hanno le facoltà per riuscirci.
In parallelo, il nocciolo della materia culturale di questa società sembra farsi terribilmente opaco e
sfuggente quasi fossimo rimasti impigliati fra “le ragnatele di significato che noi stessi abbiamo tessuto intorno alla società". Di qui, la difficoltà di creare un minimo di opposizione, di qui la caduta dei muri, delle idee.
E poi: se è quasi ovvio che la crisi culturale riguardi un po’ tutti, non altrettanto è
che sia cruciale per tutti, non tutti voglino i muri, non tutti aspettano lo scoppio delle bolle di sapone. Se stentiamo ad accorgercene è perché riteniamo di non dover né chiedere né
ascoltare, ma solamente guardare. Così, i nostri stessi racconti diventano sterili: chiusi nei nostri ricordi finiamo per lasciare ad altri la voglia. Così, l’amnesia è grande almeno quanto la nostra impotenza a riattraversare noi stessi nello sguardo dell’altro. Ed è in questa
mancanza o ottusità del confronto che ci fermiamo a guardare le bolle di sapone. E’ qui che una
generazione non rinnovata o sostenuta da uno scambio può finire per perdere o non riuscire a
trovare se stessa, che poi è più o meno la stessa cosa.
giovedì 11 giugno 2009
...il lanciatore di coltelli

Ogni tanto sembra che sia tutto diverso, che non abbia poi più tutto questo gran da fare in giorni così. Non riesco più a pensare a nulla ora.
Ogni tanto, o forse dovrei dire sempre, sogno di te, di quel tuo piccolo sorriso come se uno scultore innamorato ne avesse reso più dolce e tuo, fondamentalmente tuo, il contorno.
Ecco allora l'amore di tamburo e fanfara, di passione inerte e spirito beffardo, l'amore che possiede il suo giorno e il suo verso, il vano di ieri per il domani, il giovane vanesio e la gioia in veste di donna con scarpe marroni e capelli sciolti. Parlo di te comse se fossi ancora nuda qui accanto a me. Ti penso, ti immagino, ti sorrido.
Eppure mi manchi, eppure vorrei tanto correre da te ora!
Dimmi tu a quale compromesso ho ceduto per non sentir più la tua voce ora, per non essere ancora sul mio letto a fare l'amore con te!
L'amore è dramma, ma forse può essere ancheè nostalgia, è ipocondria della memoria, della memoria fisica, io invece so che per noi è anche altro,so che tu sai e so che conosci il mio pensare, io so che ci amiamo, ognuno a modo proprio, anche se non lo ammetermo mai nello stesso momento.
La mia è unipassione verso tutto di te, verso chi mi nega, negandomela, la voluttà infantile dell'innamorato. Ho letto tante storie per essere così, così tante da non ricordare più neanche i personaggi. Ma io non sono un personaggio, io ora ho dentro di me mille parole di chiassosa bellezza.
Amore, là dove tu non sei ti impaurisci, io ricordo e scrivo ancora di te!
domenica 17 maggio 2009
...racconto in 149 parole (...e ho desiderato per entrambi di poterti abbracciare)

Non c’è niente che possa descriverci meglio di un bel congiuntivo.
- e se fosse? -
Lei è sul punto da un momento all’altro di scoppiare in una delle sue risate.
Sono soli.
Saranno soli per altri dieci minuti, poi altra gente comincerà a venire.
Fuori c’è quasi il sole.
Fumano e non usano posacenere. Magari è solo lei che fuma, ma non importa.
Ad ogni modo è la terza volta che si parlano, prima si erano cercati solo con lo sguardo.
Sono i due poli del racconto: lui e lei.
Una mossa sbagliata e si perdono, ma qual è la mossa giusta e soprattutto perché?
Si guardano, lei ride e riprende a fumare.
Avrà fatto questo gesto già tre o quattro volte.
Lui fa per prenderle la mano.
Perché no? Che male c’è?
Di tanto in tanto lui crede di volerle bene mentre aspetta che finisca di ridere
lunedì 4 maggio 2009
lunedì 27 aprile 2009
L'amore chimico

A letto si farebbe meglio a evitare la poesia.
L’illusione erotica del proprio corpo è molto convincente, mette già troppa paura.
Mi piace la banalità della situazione:
Riuscire a conquistarsi un’esistenza quasi del tutto simbolica è un po’ meno semplice che godere, questo il mio personaggio lo sa.
La vita è migliore grazie alla chimica non certo per la letteratura.
Sarà utile il giorno in cui resto fermo, lo zelo dei pensieri mi tormenta,
di ieri ricordo solo il cucchiaino scaldato da una fiammella azzurra
quel forse che rinnova il fondo,
i canti delle scuole e di cenere quel sonno.
domenica 26 aprile 2009
...a New York
giovedì 23 aprile 2009
Noi

Le poesie si dimenticano tutte e poi si riscrivono.
Voglio il tenero che resta sulle nostre labbra e con gli occhi chiusi,
vorrei sistemarmi più a fondo nei miei pensieri,
vorrei metter sotto con la macchina la coinquilina della mia ragazza
Come ricordo da giovane
il nostro presente è ben nascosto nell’ultima volta che abbiamo fatto l’amore.
Ma questo conta: il limite,
quello remoto tenuto a fondo nel mio sguardo ormai.
sabato 18 aprile 2009
.....
lunedì 6 aprile 2009
Riflessioni

Ma l’alta voglia che resta sola
è rumorosa barbarie,
è bugia,
è la rara radice di ogni cosa.
Ha solo uno sguardo chi si parla da solo
e ci sei anche tu tra questo guardare.
Questo è il colore della pioggia,
è come saremo,
o forse siamo noi che non ce ne siamo ancora accorti.
Ora però costruisci me, ma ricomincia.
martedì 31 marzo 2009
Ciao, a presto
domenica 29 marzo 2009
Scivolo...e ripenso a te
martedì 24 marzo 2009
Alle 16.08 di Martedì
sabato 21 marzo 2009
...ma perchè le mie alunne piangono quando le interrogo?

Non farà, non fa mai quello che non ha mai fatto.
La ragazza bruna non lo sa, ma ha occhi pieni come caramelle.
Due ragazzi interrogati:
lui è grasso e non sa chi è Virgilio,
lei è bella e si osserva le unghie
La ragazza bruna non ha fatto in tempo a scrivere ti amo sul dorso della sua mano.
Lui prende a scuotere la testa e a dire sempre no.
Lei solleva lo sguardo come se si aspettasse di più da me.
Ventuno alunni in quella classe,
occhi che insieme lanciano uno sguardo di terrore.
mercoledì 18 marzo 2009
Per chi ha un cuore monotono

Volete smetterla di saltare a terra dal primo gradino?
Questo ha gridato una voce sconosciuta.
E loro l’hanno piantata.
Hanno spento la luce e con gli occhi chiusi hanno provato finalmente a fare l’amore.
Non c’erano luci nella stanza, era tutto buio,
il buio e il silenzio di una casa piena di gente che non vuole dormire.
martedì 17 marzo 2009
Se lo chiamo amore, credimi è perchè amore è la parola giusta,

Quegli anni affogano il mio sonno quando cerco di dormire.
Dentro gli occhi Fabrizio ha tutte le vocali che danno aria al suo amore.
Dio com’è bello quando sorride e gira la testa.
Per morire veramente non basta la memoria,
io gli dico: - Possesso e si sprofonda, nessuno è solo
quando s’impara a dar con gli occhi la stessa passione. -
sabato 14 marzo 2009
L'assenza
lunedì 9 marzo 2009
Una donna che mi ebbe dice sì ad ogni pensiero.
lunedì 2 marzo 2009
In morte di Idea
sabato 28 febbraio 2009
Non chiedermi la parola

I gesti che chiedono un senso hanno smania di fuggire.
E’ stato come Parigi senza finestre,
come credere a un sogno.
C’è la bellezza ma manca l’audacia.
C’è la paura e c’è quello che si porta con sé quando diventa rassegnazione.
Ci siamo io e te
eppure solo con te dentro la notte la notte ha il suo tepore.
martedì 24 febbraio 2009
...come se non esistessi
sabato 21 febbraio 2009
...dove niente è più bello di qualsiasi altra cosa.
giovedì 19 febbraio 2009
19220091402
sabato 14 febbraio 2009
...era da tanto che non scrivevo più...
La tua fica è il nodo in un tronco,
il tuo seno riempie il cielo come sul bordo dell’acqua
e il tuo cuore è un pezzo di terra illuminato da un temporale.
Lo sai bene ormai, non sopporto il ricordo di quel che è ancora con me e con me resterà anche domani;
e poi qui quei baci sembrano e non sono un sogno.
Chiunque saprebbe distinguere la notte
da un ubriaco come me.
Amare quei baci vuol dire amarli come se fossero veramente esistiti.