domenica 30 marzo 2008

Tra Vasco Rossi e Tricarico










L’idea adolescenziale del principe azzurro, del sogno, della fata turchina, di quella persona cioè, maschio o femmina che sia, che ci prende per mano e ci dice dove andare, è qualcosa che ci portiamo dietro da prima dei banchi di scuola e dalle pagine dei libri di fiabe.

E’ l’esigenza di una vita che tutto intuisce e tutto esaudisce ancora prima delle nostre richieste. Una vita tranquilla insomma. Una maniera immaginaria di cercare una pacificazione interiore per sfuggire dalla triste realtà delle storie che ci circondano. Meglio rifugiarsi in pigre ma sazianti giustificazioni alla nostra ritrosia nell’investire in uno sforzo vero, potrebbero dire alcuni. Meglio addormentarsi sotto lo sguardo rasserenante di una fata o di un principe bello. Cosa vuol dire quando si chiede una vita tranquilla, una vita serena? E’ superare le differenze con la vita di ogni giorno, con quegli ostacoli che, in molte occasioni, per dirla come Pirandello di Uno nessuno e centomila, siamo noi a crearci. Prediamo la difficoltà amorose, ad esempio. Stare con una persona molto simile a noi non è sempre entusiasmante.
E’ rassicurante, questo sì, ma niente a che vedere con l’impulso fascinoso che ha sempre animato le grandi conquiste dell’uomo. E allora ecco che spunta fuori il compromesso.

Un giovane Vasco Rossi gridava che voleva una vita spericolata, oggi, qualche giorno fa, un altro giovane cantante canta che vuole una vita tranquilla, perché è da quando che è nato ha una vita spericolata. Sono due cose che stridono, la ricerca di una vita spericolata e di una tranquilla, sono due cose che non possono essere conciliate in un’unica vita?

I greci dicevano che essere felici voleva dire avere accanto un angelo buono, Aristotele, che greco era, diceva che questo angelo era un angelo carico di abbondanza, pieno di vita. Ma quale vita? Una vita dinamica o una vita di ozio? Un uomo autosufficiente, questo era l’obiettivo dell’uomo aristotelico, un essere umano capace liberamente di scegliere se accelerare o tirare il fiato, capace di capire che ci si riconosce infelici perché dovremmo essere felici. Ma come fare ad arrivare alla felicità, questo è spesso il problema? La filosofia parla di giusto mezzo, perché siamo noi a dover raggiungere il nostro equilibrio, noi che ci costruiamo la nostra vita E’ una vita libera quella che sia Vasco Rossi che Tricarico invocano a distanza di quasi trentenni, in modi diversi, in situazioni differenti. Questa richiesta non è né ingenua né retorica, è strutturale, è congenita in ognuno di noi.

La vita insegna risposte, oltre a costruire domande. Risposte a cui corrispondono domande che non ci siamo mai fatti. Sono le risposte a queste esigenze il vero motore della vita. E se la vita genera l’interrogazione nella sua radicalità, la vita insegna a mantenersi nella domanda, per non seppellire il cervello tra le opinioni diffuse, che rispondono non tanto alle nostre domande, quanto al desiderio di evitare il più possibile la fatica del pensiero. Ecco perché accettiamo sia la versione di Vasco, sia quello di Tricarico, perché la vita ha e deve avere velocità differenti, stimoli diversi, passioni diverse. Se ciò non dovesse accadere dovremo dire che nelle nostre vite, quando va bene, si avverte solo assenza, e non educazione della mente, con tutte le conseguenze disastrose in termini di depressioni, insoddisfazioni e malinconie.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

E' affascinante quello che hai letto. Io avevo piuttosto pensato ad un contrasto tra 2 generazioni differenti. L'una che cercava il diverso nel pericolo, nell'avventura, l'altra, la nostra, (è quello che mi ha suggerito l'amara ironia di Tricarico), che cerca disperatamente sicurezze magari in un posto di lavoro non precario, in una casa, in una stabilità insomma anche materiale...
Come a dire "avevate altro a cui pensare, voi". Questa è stata la prima cosa a cui ho pensato quando ho ascoltato Tricarico.Se la musica è sensazione...
A.

vinci ha detto...

Lo penso anche io

Anonimo ha detto...

cosa, che la musica è sensazione, o che Tricarico sta cercando casa?
A.

vinci ha detto...

che è un passaggio generazionale, ed è molto brutto che sia così

Anonimo ha detto...

In realtà, forse, il senso di tutto, perdona la retorica, è che non si è mai contenti di ciò che si ha.
Io non riesco ad esserlo.
A.

vinci ha detto...

Meno male che non si è contenti, altrimenti ci si fermerebbe, non avremmo più emozioni...o sempre le stesse, che forse è peggio

Anonimo ha detto...

Anche la sensazione che nel nuovo non ci sarà niente di nuovo può fermare...
I trent'anni possono fare quest'effetto!!???
ciao, A.

vinci ha detto...

hai occhi belli che devon provare piacere...ciao collega

Ronald ha detto...

Bel commento, ti invidio per come scrivi. Sono finito sul tuo blog per caso, cercavo qualche riferimento alla citazione cha ha fatto il buon VASCO di Tricarico. Praticamente una citazione di una citazione... nel concerto a Genova, prima di cantare "un senso", Vasco ha accennato "voglio una vita tranquilla .. la ..la". Grande Vasco.

Dopodichè sono stato attratto dal titolo del blog. "com'erano la notte ad Arles" è un pezzo di una canzone di Roberto Vecchioni... forse la canzone su VincentVanGogh... insomma c'erano troppe cose che mi riguardavano per non venire a curiosare qui. Detto questo approfitto per mettere un link al mio insulso blog (http://vitadironald.blogspot.com) giusto per giocare un po' con la visibilità. Ma il mio blog è brutto, contiene solo arrovellamenti della mia mente, finchè non riuscirò a trovare un modo pulito di esprimermi difficilmente riuscirò a comunicare. Ciao a tutti. Ronald ;-)