domenica 13 gennaio 2008

E se ti dico Io ti amo tu come rispondi?










L’uomo ama il proprio diritto a contraddirsi. Questo è evidente in ogni cosa che facciamo, in ogni nostro pensiero, anche in azioni apparentemente normali. L’amore, ad esempio, da sempre ha colto l’aspetto più contraddittorio ed irrazionale dell’uomo, perché sembra che per la sfera emotiva non valgono i principi razionali che di solito usiamo per altre emozioni come la gioia, il rimpianto etc. Come l’uomo riesce a parlare dell’amore senza contraddirsi? E’ possibile questo? E’ necessario perdere il controllo razionale per parlare dell’Amore, non ci sarà così bisogno di amici che recuperino la ragione sulla luna, come accadde per Orlando, non ubriaco, come i personaggi del Simposio di Platone, ma furioso poiché innamorato. Con l’amore l’uomo tenta così di spiegare quel bisogno o quel sogno dipendente che quasi tutti sentono almeno una volta nella vita: di stare con un altro, il quale è ri-conosciuto come parte integrante della nostra esistenza. Il rapporto con l’altro è quasi necessitato dalla certezza dell’appartenenza reciproca, io ti amo e quindi tu mi appartieni. Questo però è pericoloso, perché porta quasi inevitabilmente a patologie emotive. Per molti, allora, l’amore arriva ad essere una specie di patimento. E così il cuore di molte canzoni, di molte poesie diventa l’amore non corrisposto. Ma perché parliamo di amore come sofferenza,come desiderio di bellezza? Nella società di massa invece di acquistare libertà l’uomo e la donna assumono spesso solo comportamenti socialmente accettati. La conseguenza è la riduzione del piacere tanto che, per accrescere la libido, occorre un ostacolo.
Dunque, vince ciò che è proibito o sfuggente? Giulietta e Romeo si sarebbero amati così tanto se il loro amore non fosse stato proibito dalle diatribe familiari? Paolo e Francesca di Dante, se non fossero stati cognati, avrebbero ceduto alla follia della passione amorosa? È triste ammetterlo, ma forse se non c’è impedimento non c’è innamoramento. L’amore è autoinganno come dicevano i poeti classici o è autoconvincimento, come dicono molto psicoanalisti moderni? Perché comunque tutte queste domande sull’amore oggi? Perché nel duemila continua ad essere una relazione fra opposti stati d’animo spesso del tutto soggettivi e senza equilibrio e per questo è lo specchio della nostra società molto più che di quella dei secoli passati. L’individuo innamorato vive nel tentativo, spesso disatteso, della ricerca dell’altro, per ristabilire un equilibrio interno difficilissimo da realizzarsi nell’esperienza di ogni giorno. Gran parte della canzone d’autore degli ultimi 50 anni è stata una sorta di fenomenologia del linguaggio dell’amore. Ma davvero per amare bisogna essere sofferenti, insicuri, angosciati e soprattutto aver timore di essere abbandonati? E se la risposta è sì, può essere questa la metafora del nostro vivere quotidiano, del nostro essere italiani? Nelle difficoltà l’italiano o si piange addosso o trova soluzioni eroiche e disperate, proprio come l’innamorato. Ma ritorniamo all’amore, allora, all’amore come metafora della nostra società. Perché in amore non vige la meritocrazia e vince, in realtà, ciò che in qualche modo sfugge, o è proibito dalle circostanze o da altri o dall’amato stesso? In questo caso la canzone diventa quel che è la Ginestra per Leopardi, solidarietà fra cose fragili. Ecco perché ascoltiamo questo tipo di canzoni, perché è più facile immedesimarsi con quello che prima di noi hanno vissuto altri. E’ un gioco di memorie e immaginazione, proprio come in una canzone di Lucio Dalla, un testo abbastanza semplice con un titolo significativo “Canzone”. Non so aspettarti più di tanto ogni minuto mi dà l'istinto di cucire il tempo e di portarti di qua ho un materasso di parole scritte apposta per te e ti direi spegni la luce che il cielo c'è”, un testo semplice, quindi, diretto che si siede su una musica ritmata, ma non invasiva. Anche questa è una metafora della passione amorosa, specie quella iniziale. Ritmata, ma non invasiva, come il battito del cuore prima del primo incontro, come ad ogni nuovo inizio. Shakespeare diceva che l’innamorato è quello che aspetta, quello che cerca di arrivare in ritardo per non far vedere il proprio tormento, la propria impazienza. E’ un gioco delle parti in cui l’innamorato finisce per perdere sempre però. Stare lontano da lei non si vive, stare senza di lei mi uccide...”, è anche una questione di lontananza ciò che fa male, è l’incapacità di pensare con lucidità che porta l’innamorato a dimenticare la causa stessa della sua follia. “Io ti amo!” Quante volte l’abbiamo detto questa frase e quante volte ce la siam sentiti dire o abbiam sperato di sentirla. Ma come si risponde a questa frase? In questo caso il linguaggio prende gusto a toccarsi da solo e all’”Io ti amo” si può rispondere solo con un “Io ti amo!” oppure smettendo di rimbalzare, smettendo di essere leggeri e rispondere con un silenzio, ma questo è già un altro discorso.

5 commenti:

Simo ha detto...

"Veder il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quest'abbraccio e non chiedere altro perchè la sua vita è solo sua e per quanto tu voglia, per quanto ti faccia impazzire non gliela cambierai in tuo favore. Fidarsi del suo abbraccio, della sua pelle contro la tua, questo ti deve essere sufficiente, lo vedrai andare via tante volte e poi una sarà l'ultima, ma tu dici stasera, adesso, non è già l'ultima volta? Vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quanto ti cerca in mezzo alla folla, fidarsi del suo addio, avere più fiducia nel tuo amore che non gli cambierà la vita, ma che non dannerà la tua perchè se tu lo ami, e se soffri e se vai fuori di testa questi sono problemi solo tuoi; fidarsi dei suoi baci, della sua pelle quando sta con la tua pelle, l'amore è niente di più, sei tu che confondi l'amore con la vita".

Biglietto n°8, in "Biglietti agli amici" di Pier Vittorio Tondelli

merinica ha detto...

...come rispondo? che bello!

Anonimo ha detto...

una delle paure più grandi dell'uomo è il momento conclusivo... può arrivare inaspettato, senza preavviso e trasformare tutto quello che c'è stato in una beffa, o peggio, per chi lo vive, nel nulla. il suicida si fa eroe stabilendo la sua superiorità rispetto al caso, che è rispetto alla vita, il vero luogo nel quale avrebbe voluto dimostrare il suo eroismo... se non altro eroe per una volta! in amore... non c'è differenza, chi cede le armi con il cuore infervorato dal desiderio di amare stabilisce che con quel sacrificio diventerà eroe, nella convinzione di star semplicemente anticipando i tempi dell'arrivo della fine e immortalare l'incanto che terrà caldo. perché almeno l'incanto non ti abbandoni. per non impazzire per il vuoto. allora si rifiuta l'amore come si rifiuta l'entusiasmo per la vita.
che viziaccio!

bello, simo!

Simo ha detto...

Grazie, anonimo!
Anche se il "bello" sarebbe stato da dire a Tondelli, non a me.

vinci ha detto...

Non sempre è inaspettata la fine, qualunque ssa sia...c'è sempre un motivo, non viene mai dal caso