domenica 4 maggio 2008

Rispetto











Questa è una società in cui per esserci occorre assolutamente apparire. Spesso si sente dire - Non ho nulla di segreto, nulla da nascondere. Spesso si fanno passare per sincerità gli atteggiamenti di spudoratezza o di invadenza nel rivelare ogni aspetto del proprio intimo, della propria vita interiore.

In questo modo si perde la propria interiorità, tutti si tengono pronti per pubbliche interviste, rivelazione della propria interiorità. In compenso, si guadagnano il riconoscimento e l’omologazione. L’omologazione è un grande strumento del potere, quindi tutti si preoccupano di essere visibili, di partecipare con gioia alla propria de-privatizzazione. Si fa passare la persuasione che la spudoratezza sia una virtù, la virtù della sincerità. La realizzazione del processo di eliminazione del pudore nella società italiana è in atto ed è quasi completo. Il pudore è sintomo di insincerità, di introversione, di chiusura in se stessi.

Il filosofo Pascal diceva che era pericolosa una società senza vergogna. Dovremmo ricordarcelo più spesso.

Una società senza vergogna è una società che non considera gli altri. Li esclude, li mette da parte, si chiude nel proprio io.

Si ha vergogna sempre di qualche cosa; qualcosa che può essere l'io stesso, la coscienza, o meglio ciò che molti filosofi chiamano il per Sé. Questa considerazione sulla natura pseudoriflessiva e intenzionale della vergogna evidenzia in modo chiaro l'esistenza di un unico protagonista deputato a vivere e sentire questo sentimento; e mostra al tempo stesso come quest'ultimo sia anche l'oggetto di tale sensazione: il l’uomo infatti quando prova vergogna ha vergogna di sé stesso.

C'è, tuttavia, un'altra ottica con cui si può spiegare il concetto di vergogna forse in modo più autentico: spostando cioè il centro dell'attenzione dal Soggetto unico, l’uomo, alla sua relazione con qualcosa d'Altro. Perchè la vergogna non è originariamente un fenomeno di riflessione infatti essa nella sua struttura prima è vergogna di fronte a qualcuno.

Perché stiamo dicendo tutto questo? Perché la vergogna sta sempre più diventando qualcosa di lontano da noi e questo al contrario di quanto si potrebbe pensare non è certo un bene. Manca il rispetto, manca il rispetto verso gli altri, verso il pensiero degli altri.

La riscoperta dell’altro appare fondamentale specie in questa nostra epoca troppo attenta al piccolo particolare, all’oggi piuttosto che al domani, piuttosto che al futuro.

Per reperire un senso e salvarsi dall'indifferenza della società, l'uomo deve reinventare la vergogna.

Gli ultimi avvenimenti di cronaca ci pongono di fronte due domande:

Che rispetto abbiamo della natura noi, uomini della tecnica che la visualizziamo solo come materia prima?; 2. Che rispetto abbiamo degli altri uomini, e che soccorso diamo a loro noi, ricchi della terra? Se sapremo rispondere a queste due domande con serietà, non fermeremo né i terremoti né i maremoti, né gli atti di violenza nei confronti delle donne, ma eviteremo almeno che, per gran parte dell'umanità, ogni sussulto della terra sia strage.

Non c’è più rispetto neanche tra di noi”, dove il noi della canzone di Zucchero è la società, è la natura, siamo veramente tutti noi.

La multiculturalità della nostra società impone un ritorno al concetto di vergogna. La multiculturalità è come la tavolozza di un pittore, non può essere di un colore solo, deve avere tutte le sfumature, ma per saperle usare l’uomo deve conoscere i propri limiti, deve sapere come usarli.

Pensiamo ancora allora alla metafora dei colori: stessi colori che si prestano "a diversi usi" a seconda dell’individualità dell’artista. Nel senso che gli stessi colori acquistano "sensi diversi" a seconda di quel che si vuole descrivere.

L’uomo è pittore, l’uomo è il primo critico di se stesso, l’uomo deve fare i conti con l’altro. Ecco che entra in gioco il concetto di vergogna, il concetto di rispetto, ecco che l’uomo per non perdere contatto con la realtà non deve perdere contatto con la proprio criticità. Altrimenti? Altrimenti senza limiti l’uomo soffre e se ne crea di sbagliati.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

è negare sé stessi, è proprio così. è un percorso di autodistruzione, di sfida ad abbassare il livello del baratro. quando pensi di non valere niente, o quando hai pensato di valere ma questo non bastava per colmare il vuoto tra i due estremi, perdi ogni appiglio che ti tiene legato alla realtà, e allora neghi tutto, "dissemini l'io" . nosce te ipsum è da tradursi allora come "ri-conosci" te stesso, i tuoi limiti, e quella parte di te che forse ti isolava, ma che aveva il sapore dolce di una porzione di orizzonte goduto da una finestra, e il calore sulle guance ad ogni parola detta. significa tacere e cercare.

margherita ha detto...

o significa rinascere, riprendersi tutti i colori lasciati incresparsi sulla tavolozza, rinnovarli non solo per reindossarli, ma per riconoscerli, come stando seduti a gambe incrociate al centro di un cerchio di bambini con un sorriso diverso.

Mammazan ha detto...

Ciao!!
Passando di blog in blog cosa ti trovo?
Un pugliese come me....
con una montagna di cose da raccontare.
Bel sorriso luminoso...mi fai pensare a mio figlio che penso abbia più o meno la tua età
Buona giornata
Grazia

Alessandra ha detto...

ciao Vinci, argomento veramente interessante e con un sacco di elementi...

a prescindere sono aperta a nuove conoscenze e a nuovi mondi e, sempre a prescindere, difendo quello che ho dentro di me... qualche volta esce dirompente e ne amo i risvolti meravigliosi o mi odio per avere fatto "intravedere" ...

ciao e buona settimana! ale

Nikka ha detto...

mi incuriosisci molto..hai davvero tanto da dire...verrò spesso a leggerti.
ciao
Nikka

zefirina ha detto...

il confine, la linea di separazione tra pudore e spudoratezza come per altri sentimenti varia dall'uno all'altro, ci sono parole che comunque non andrebbero mai dette e altre che possono essere raccontate da persone più portate ad essere espansive, espansive non invasive. Il rispetto per l'altro non deve mai mancare perchè implica il rispetto di noi stessi.
Non è facile, bisogna lavorare molto su sè stessi, bisogna interrogarsi.
Personalmente non amo certi silenzi, così come non amo le parole dette a vanvera