martedì 16 ottobre 2007

La soggettività





















Così è, se vi pare” è il titolo di una tipica commedia pirandelliana, una commedia costruita sui doppi sensi, sugli equivoci, sulla soggettività e sui punti di vista. E’ anche, però, una splendida trovata linguistica, un modo originale per dare il senso della vita. Niente è oggetto, tutto è soggettivo. Non esiste un uomo o una donna bella in assoluto, “tutto dipende”, dipende da noi, dal momento in cui si vive, dalla particolare situazione in cui ci si trova.

Prendiamo l’affermazione del Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, la dichiarazione in cui diceva che le tasse sono “una cosa bellissima”. Quanti si sentono di condividerla senza se e senza ma? Non moltissimi forse, eppure anche in questa occasione si potrebbe dire “dipende”.

Il Ministro ha ribaltato il senso comune.

L’Italia è il paese delle troppe tasse, l’Italia è il paese in cui si chiede senza dare. E’ vero in Italia abbiamo una tassazione alta, ma alta in base ai servizi che lo stato mette a disposizione di tutti i cittadini, da nord a sud, passando per le isole.

Non è questa la sede per ricordare che l’Italia è anche il paese con la maggior incidenza sull’economia del lavoro nero, del sommerso, dell’evasione fiscale. Se tutto fosse in regola, se tutti pagassero le tasse, se tutti esigessero la ricevuta fiscale, lo scontrino, la fattura invece di chiudere un occhio, magari in cambio di una riduzione della parcella o di uno sconticino sul maglione, se questo “sistema” sparisse da un giorno all’altro scenderebbe anche il carico fiscale su ognuno di noi.

Le tasse sono troppe allora? “Dipende”. In paesi come la Francia e la Germania le tasse sono molto più alte, il problema è che poi queste nazioni usufruiscono di servizi almeno doppi dei nostri, specie noi del sud Italia. Quindi “dipende”.

Le tasse alte dipendono dal fatto che non tutti le pagano, ma tutti usufruiscono dei servizi, perché dobbiamo ricordarci che grazie alle tasse in Italia abbiamo ancora un sistema ospedaliero, che nonostante buchi e lacune macroscopiche permette a tutti di avere delle cure primarie e non solo. Grazie alle tasse tutti noi siamo andati a scuola, grazie alle tasse abbiamo le nostre città illuminate ed altre cose ancora.

“Le tesse sono bellissime” ha detto il Ministro, è vero, le tasse, quando sono giuste e le pagano tutti sono sacrosante come ha detto anche il Papa. Le tasse applicate con rigore sono un segno di democrazia. Tutti pagano per quello che possiedono. Come sarebbe bello se questo avvenisse per davvero, come sarebbero meno pesanti per tutti le tasse (tranne che per quelli che non le hanno mai pagate). “Dipende”, dipende anche in questo caso, dipende dai punti di vista.

Rimaniamo alle dichiarazione di Padoa Schioppa. Qualche giorno prima aveva definito “bamboccioni” i trentenni italiani, incapaci, a suo dire, di recidere il cordone ombelicale con la famiglia. E’ un’immagine che rispecchia quella del paese reale? S’, forse, o almeno “dipende”. Dipende dalle situazioni, dipende se si vuole fare di tutta l’erba un fascio, dipende se ci si vuol dimenticare delle cause, dei motivi per cui i giovani italiani spesso a trentenni si ritrovano ancora senza una casa. Non è sempre una scelta quella di rimanere con mamma e papà, spesso è una necessità. Ma il ministro questo lo sapeva benissimo, vero? Certo, si , o almeno “dipende”.

Si è parlato tanto dei giovani e delle loro difficoltà economiche e sociali. Il Ministro ha finito per sparare sulla croce rossa, forse con troppa sufficienza, anche in questo caso, senza fermarsi a considerare il particolare momento storico in cui si sta vivendo.

C’è una lezione, allora, che il Ministro Padoa Schioppa potrebbe far sua dopo queste sue dichiarazioni? Tutto dipende, non ci sono leggi, ricette miracolose, così come non ci sono verità assolute.

Strano destino imparare qualcosa dalle proprie parole, per un uomo, il Ministro dell’economia italiana, che proviene da istituzioni fredde e razionali, che fondano tutto sull’oggettività dei numeri. Strano destino quello di imparare che l’oggettività non esiste neanche nei numeri, così come nelle parole, strano destino eppure un segno inequivocabile dei tempi. “Dipende”, la parola da dire quando ci ritroveremo a pagare le prossime tasse. “Dipende”, la parola da dire, la parola da pensare per essere veramente democratici.

7 commenti:

giuro ha detto...

ciao!domani inizierò a lavorare per un concorso il cui tema è la progettazione di un oggetto che materializzi la leggerezza...ho bisogno di ispirazione.
cos'è la leggerezza per cielocapovolto e i suoi anonimi?

Cielo Capovolto ha detto...

e' l'odore di borotalco sul sederino del mio cuginetto di due anni...è qualcosa ch non è ancora venuto...è un respiro di sollievo...è tornare a casa di notte col vento in faccia dopo aver fatto l'amore...è qualcosa che puoi vedere da quasi tutte le direzioni...son due cose pesanti che si annullano...

giuro ha detto...

..continua...

Cielo Capovolto ha detto...

...è un sorriso...è una palla di carta...è qualcosa che inizialmente non ti resta, ma poi ti accorgi che ti si è appiccicata sulla pelle... è un trasferello su un vetro...è il ricordo di un odore...è il sorriso di mia nonna prima di morire...è il primo bacio a 13 anni...è un vuoto d'aria...è la mano che ti accarezza la fronte di notte quando hai la febbre

giuro ha detto...

è il ricordo di un odore..... grazie

Cielo Capovolto ha detto...

anche lenzuoli bianchi sbattuti dal vento

giuro ha detto...

è l'odore del bucato fresco...l'odore del pane appena sfornato.. Der Hölle Rache Kocht in meinem Herzen del flauto magico...la seta che sfiora il corpo..la prima di tante notti in bianco passate a disegnare