lunedì 27 agosto 2007

Per i miei ragazzi di Venosa













Ma cosa ci sta succedendo?

Perché se un telegiornale nazionale dura in media trenta minuti, più della metà, per una discutibile scelta editoriale, viene destinato alla cronaca nera e al gossip? La risposta è semplice, imbarazzante, ma semplice. Perché evidentemente sono quelle le notizie che interessano agli italiani, insomma quelle che fanno audience. Aveva ragione allora Eugenio Scalfari, che dalle pagine di un importante quotidiano nazionale sottolineava che, nonostante i continui dibattiti sulla questione fiscale, nonostante la notizia di pochi giorni fa, notizia che meriterebbe ben altri approfondimenti, secondo la quale il tanto bistratto sistema sanitario italiano risulti uno dei migliori in Europa, nonostante il dibattito politico, dopo tanti anni di immobilismo, stia proponendo da destra a sinistra una ventata di idee, se non proprio nuovissime, almeno di seconda mano, nonostante tutto questo noi italiani fossimo diventati amanti del voyeurismo senza limiti, esperti dell’inutile, interessati più all’ultimo scoop del paparazzo con “la coda e la corona”, che alle sorti del nostro governo e della nostra economia.

Siam diventati tutti come il Trimalcione di Petronio, l’arricchito del Satyricon, che passava il proprio tempo tra orge alimentari e volgari pettegolezzi? Ma è possibile che la società italiana, i media nazionali, debbano prestare così tanta attenzione a questi buffi e spocchiosi parvenues? Per fortuna che esistono ancora delle isole felici ed è giusto metterle in evidenza per far vedere che non è tutto pettegolezzo ed apparenza. A Venosa, un piccolo paese del potentino, patria del grande poeta latino Orazio, c’è stata una vera e propria sollevazione popolare quando la pro loco del paese, in occasione della finale regionale di miss Italia, ha invitato come ospite d’onore il paparazzo con la “coda e la corona” arrestato dalla procura di Potenza con l’accusa di estorsione. I ragazzi e le ragazze di Venosa sono scesi in piazza per dire il loro “no” ad un modo di pensare, prima di tutto, ad un tipo di società volgare quanto violenta, violenta perché costringe, obbliga ad accettare scelte di pochi come fossero esigenze di tutti, una società che premia chi è senza scrupoli e mette alla berlina chi, invece, passa la propria vita nell’anonimato del proprio dovere.

Di questi tempi si vende, qualsiasi cosa anche la verità, ma non sarà così sempre perchè tutto cambierà”. Quale migliore slogan, allora, per questo articolo se non il ritornello della canzone di Neffa “Cambierà”? Tutto si vende, tutto è in vendita: la nostra storia, la nostra educazione, il nostro gusto, noi stessi, anche la verità di considerare tutto questo una cafonata a cui porre presto rimedio, prima che si inizi a guardare ciò non più come una volgare caduta di stile, ma come la norma, la consuetudine.

Cambierà perché deve cambiare. Perché non è più possibile far credere alla gente che la società sia questa. Cambierà “per ogni cosa del mondo finchè il mondo girerà”, dice Neffa, e il cambiamento è infatti un giro, una ruota, un tourbillon, un giro di valzer, è un ribaltamento. E non è il caso di sfoderare la demagogia intellettualistica che spesso ha segnato le levate di scudi “anti-volgarità” degli ultimi anni. Niente demagogia come niente spinte rivoluzionarie, troppo spesso, queste, figlie di istinti rancorosi e frustrati, che poi portano a risultati opposti rispetto al perché, ai motivi della loro nascita. I ragazzi di Venosa non sono caduti in questa trappola. Hanno stanato l’Italietta estivo gossippara meglio di tanti sociologi ed intellettuali, con la loro protesta hanno detto di no a questa falsa immagine di Italia alla “lucignolo”. Una protesta non sociale, non c’era, infatti, in questa occasione da contrastare il precariato del lavoro, la perdita di potere d’acquisto dei salari o altro. C’era da dire, ed è stato detto, che i giovani sono anche “altro”, non solo coca, sballi, sesso e soldi facili. I giovani con la loro cultura sono una risorsa indispensabile per il nostro paese, una ricchezza in discrezione e sobrietà da non esibire con rutti da prosecco e champagne in maleducazione. I ragazzi di Venosa hanno capito che dietro a quell’invito c’era il peggio dello spirito di una Italia panzona e gesticolosa, eccitata dal fatto di trovarsi al centro dell’attenzione senza poi aver il talento per rimanerci. E’ ovvio che la parte pensante del paese lucano si sia sentita offesa nel vedersi ridotta a pubblico plaudente, a signorsì dal sorriso da passaporto sempre stampato sul viso.
Non è questa l’Italia, non dobbiamo cadere nell’errore di abbassare la guardia di fronte a questo modo di fare. L’Italia del futuro non è quella degli eccessi cafoni, del linguaggio smodato esibito con noncuranza. Cambiare, cambiare quell’istinto bulimico ad ingurgitare tutto e tutti di questa non cultura dell’apparenza, cambiare per ricominciare dai nostri valori è questa l’unica strada possibile, l’unico valore che possiamo insegnare ai più piccini. Questo l’esempio delle ragazze e dei ragazzi di Venosa, retoricamente un piccolo segno di speranza, culturalmente un “no” che resta, un ghigno di disappunto nei confronti di chi li vorrebbe senza cervello.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

hai ragione, cielo capovolto, nei giovani c'è la possibilità di ribaltamento. e sarebbe bello se da venosa partisse la grande catena del NO, del risveglio, della coscienza di poter riportare nelle piazze la discussione. bisogna creare un fronte vivo e opposto a quello che quotidianamente si impone dall'alto. e tu, con questo blog, offri un importante nucleo d'incontro.

Anonimo ha detto...

Evviva la cultura del NO

sabbri ha detto...

"un ghigno di disappunto nei confronti di chi li vorrebbe senza cervello" we don't need an education...mi verrebbe da dire ...ma è dura...è dura svegliarsi,è doloroso...mi sono trovata oggi in una situazione di incertezza proprio perchè avevo paura di farmi male e giacché sto ancora nel letto assopita dal suo caldo,ho deciso di stare ancora lì...spero solo ancora un po'.dicendoci(i grandi)che siamo una generazione di alcolisti ecc vogliono solo farcelo credere e noi intimiditi possiamo o ripudiare i compagni che lo fanno magari il sabato o anche sempre o fregarcene e pensare: ah quanto so porci tutti sti borghesi...
Sabbri

Anonimo ha detto...

Grande Sabbbri...ti aspettavo