giovedì 6 dicembre 2007

dialogo sempre di moda






























- Ora come ora negare è la sola cosa che ci resta, e noi neghiamo.
- Tutto?
- Tutto!
- Ma come non solo l'arte, la poesia...ma persino...è veramente terribile a dirsi...
- Tutto!

Padri e figli, di Turgenev

- ...è un piccolo topos potente, ma assai strano, e tali caratteristiche dipendono entrambe dal fatto che la passione, come il sogno, come il mal di vivere, è ad un tempo qualcosa di universale e particolare.
Quella passione autodiagnosticata e contemporaneamente negata è un misto di grandiosità e disprezzo per se stesso, di rabbia e viltà.
Tutti elementi che comunque fan del sentimento qualcosa di universale, in cui tutti noi possiamo riconoscerci.
Rifiutare una passione attraverso una passione altrettanto forte (la gioia con l'apatia o viceversa), è come chiedersi se il senso della vita sia provare meno dolore possibile o più piacere possibile.
In tutti e due i casi si tratta comunque di un approccio al problema carico di solitudine.
Questo è quello che penso di te, questo quello che ho pensato dopo una notte in cui non ti ho pensato, non ti ho sognato e non ti ho ricordato.
Trasformare qualcuno o qualcosa in un'icona equivale in qualche modo a renderlo un'astrazione, e le astrazioni dopo un po'annoiano. Questo è il rischio che corro, lo so, ed è anche per questo che io voglio continuare ad essere in quel che ti scrivo semplicemente me stesso, una persona normale, uno splendido "peccatore". -

- E allora facciamo un gioco, facciamo finta di essere tornati bambini. Quando giocano i bambini giocano quasi sempre all'imperfetto (facciano che io "ero").
In questo caso facciamo che tu "eri" un libro ed io il lettore. Pensi che di questo libro mi dovrebbe interessare di più la trama o il personaggio? Non dire - niente - perché da buoni e assidui lettori sappiamo che - niente - non è un vocabolo contemplato nell'ABC del buon lettore. -

- Sai, comunque, perché continuo a cercarti?
Perché sei una persona viva, e per viva intendo il fatto che il meglio penso che viva dentro di te.
E' la conflittualità quella che ci farà anche soffrire, ma è l'unica cosa che ci rende vivi.
Siamo in tre dimensioni noi, non siamo semplici animali dotati di istinti di conservazione e particolarmente scaltri.
Esiste, allora, una via d'uscita a questa specie di trappola? E' quello che mi hai chiesto, no? -

- Io sono uno stronzo, vanitoso, arrogante, egocentrico sprezzante egoista.
Sono una persona viva, però.
Credo che sia superficiale opporsi con un atteggiamento nichilista al sentirsi inutili, vuoti, demotivati e insoddisfatti.
Siam fatti per un approccio scettico nei confronti della vita. Io penso, allora, che ci si debba riappropriare delle piccole cose. Crediamo che le sensazioni, le passioni tout court, siano di competenza di alcune sfere particolari, come l'amore o l'amicizia. Non penso che sia giusto limitarsi a questo.
Per questo ti sto cercando in questo periodo, anche senza risposte, anche senza esserti amico, anche senza essere innamorato, perché credo che si possa trovare stimolante anche fare cose "assurde" come questa, perché proprio le cose assurde mi ha permesso di uscire da certi momenti di umidità intellettuale che mi avevano reso triste. -

2 commenti:

Anonimo ha detto...

facciamo che i due giocatori s'incontrano. il primo con la soluzione in pugno, perché giocatore esperto, facile ormai all'incanto e al disincanto, perfettamente consapevole del ruolo e della sua volontà. l'altra un'apprendista, ogni giorno un trucco nuovo per rimanere in gioco. tante mosse da imparare per raggiungere il maestro.
regola numero 1: chiudere gli occhi e aggiungere colori al disegno grigio; regola numero 2: credere al gioco per il gioco; regola numero 3 (non la dimentichi l'apprendista e neppure il maestro): non ricordare, durante la partita, la regola numero 2, pena riapertura degli occhi e annullamento della partita.

Cielo Capovolto ha detto...

bello