giovedì 8 novembre 2007

Le stelle stan lassù anche di giorno...inizio e fine di un'opera che non ho ancora finito di scrivere





















- La verità. Le domande.
Non esiste trasgressione senza azione.
Esistono le bugie però. -

Ci si può alzare ed uscire dalla vita di qualcuno. Il mondo è grande.
Puoi capire dopo esserti laureato che hai sbagliato tutto, che odi quello che hai studiato. Puoi smettere di amare, ma non essere in grado di ammetterlo a te stesso, puoi ritrovarti a rileggere vecchie lettere d'amore prima che il tuo cuore inizi a sentire dolore. Puoi persino sentirti bello ed onnipotente senza che nessuno nel raggio di un chilometro sappia come ti chiami.

Il dubbio di aver sbagliato non c'entra nulla nè con il rimpianto nèè con il pentimento. Il dubbio è la regola. Dire di sì, ma forse ho sbagliato, questa è la vera eccezione.

mercoledì 7 novembre 2007

Spalatore di nuvole
























Per fortuna domani riprendo a lavorare.
Il tempo libero mi deprime. Leggo, passeggio e soprattutto penso e penso troppo e questo mi butta terribilmente giù. Beata la stoltezza di quegli eletti che non pensano diceva Shopenauer...e forse aveva ragione. Avevo bisogno di riposarmi, ma non di fermare il motore completamente. Troppo pericoloso e infatti son caduto nella trappola. Malinconia!
Malinconia accentuata dal fatto che so che da domani gli impegni torneranno ad accavallarsi impudentemente, non lasciandomi neanche il tempo di leggere il giornale. Meglio forse, mi lamenterò di meno, sarò meno palloso con chi mi sta vicino, sicuramente meno esigente.

Ciao vecchio caro Vincent,
in questi giorni mi hai insegnato qualcosa,
e come tutti i buoni maestri l'hai fatto senza saperlo.

Ora so chi è uno spalatore di nuvole come me e chi è invece "solamente" un positivista...
...io amo gli spalatori...gli altri sono nani...e per la mia rabbia enorme ci vogliono giganti!

martedì 6 novembre 2007

Help


























Mi suggerite un libro da leggere?
Magari mi scrivete anche la motivazione

Due zingari...forse mano nella mano










Chissà come ci si sente ad essere considerati da tutti gli ultimi degli ultimi. E chissà come ci si sente a farli sentire ogni giorno, da sempre, sempre più così, più respinti, più miseri, più disuguali. Alla fine finisce che ci si abitua a sentirsi così, finisce che ci si abitua anche al peggio, anche a sentirsi meno uomini degli uomini e si finisce per comportarsi di conseguenza.

Ma chi l’ha detto che la nostra società, quella del presunto benessere, quella dei due telefonini a persona, quella degli scandali finanziari, dello sport truccato, quella che sta impoverendo giorno dopo giorno quella che era la classe media e tutto vantaggio di una che si arricchisce sempre di più, è incompatibile con quella dei Rom, con quella molto poco conosciuta degli zingari?

E’ il clima sociale che si sta facendo sempre più violento, il clima di odio che nelle ultime ore sta addirittura portando parte dell’opinione pubblica a giustificare se non ad applaudire la caccia al rumeno che si sta verificando in alcune città italiane.

Da anni, da troppi anni ormai, siamo in qualche modo prigionieri di una contraddizione di fondo. Siamo in Europa, vogliamo, abbiamo voluto l’allargamento ad est dell’Unione Europea, abbiamo fatto sì che il trattato di Schengen, quello grazie a cui quando viaggiamo in un paese della Comunità Europea possiamo usare solo la carta d’identità, fosse esteso anche a nuovi paesi, per facilitare così in primo luogo l’economia oltre che la mobilità delle persone, ed ora se abbiamo voluto tutto questo non possiamo lamentarci se ci arrivano in casa migliaia di persone provenienti dalla Romania, dalla Bielorussia o dall’Estonia. Devono pagare le tasse, devono rispettare le regole della nostra società, dicono in molti anche sulle pagine dei giornali. E’ vero, è verissimo. Se io vado a casa di un persona devo rispettare le regole di questa persona, le regole in vigore nella casa che mi ospita. Ma mi domando: se queste regole non sempre vengono rispettate dal padrone di casa perché dovrebbe farlo l’ospite?

Recenti studi hanno evidenziato come dopo l’indulto le carceri italiane siano tornate ad essere piene di gente, per la maggior parte immigrati, ma pochi hanno trovato il tempo e il modo di dire che questi immigrati sono in carcere quasi tutti per reati riguardanti l’immigrazione clandestina e non altro. Pochi ricordano che quasi il 75% degli stupri in Italia è opera dei mariti, dei fidanzati o degli ex mariti italiani, per non parlare poi delle violenze domestiche, quelle forse più silenziose, quelle dei padri sui figli, quelle sicuramente ancor più dolorose e ancor di più schifosamente deprecabili. Gli zingari rubano, è quello che si dice, è quello che certi media ci fanno ascoltare ogni giorno. E’ vero, spesso sono artefici di scippi, di furti d’auto e in appartamenti, ma il problema non è questo, questo è il risultato, il problema è cercare di pensare ad una politica di accoglienza che sia in linea con i principi della nostra costituzione e anche della nostra religione, che troppo spesso ci dimentichiamo ci spinge al perdono, all’uguaglianza ed alla carità, non certo intesa come elemosina. L’emarginazione dei popoli, di alcuni popoli ha radici lontane, non è facile cambiare abitudini radicate nei secoli, quel che però si può fare è cercare di integrare le culture di genti diverse. Questa è la sfida di questo millennio. Non più destra e sinistra, la sfida della politica mondiale sarà far convivere i diversi.

De Gregori nella sua canzone “Due zingari” parla di due ragazzini, due piccoli Rom che vivono in un campo a due passi dall’autostrada. Bambini che vivono liberi, giostrai girovaghi, un po’ come li canterà qualche anno dopo Fabrizio De Andrè in Khorakhanè, canzone dedicata al popolo Rom, all’interno del suo ultimo album “Anime Salve”. I Rom hanno una grande ricchezza, ed è quella della libertà, dell’essere senza radici, senza un’idea di passato, attenzione non senza passato, ma senza la percezione di esso, come diceva Pasolini.

Noi occidentali, un po’ reazionari, sicuramente attenti all’utile, abbiamo un po’ perso questo concetto di libertà, fedeli come siamo al nostro piccolo, alle nostre tradizioni, al nostro orticello. Gli zingari sono gli ultimi eredi di quella grande cultura nomade indoeuropea che ha creato la lingua che parliamo.

Ho sempre corso libero, felice come un cane”, ecco che De Gregori descrive la felicità come una grande corsa, una corsa a perdifiato, una corsa felice. I Greci quando parlavano dell’amore, usavano metaforizzarlo con l’immagine di due giovani cani che rotolano felici in un prato. E’ un po’ quello che De Gregori, con tanta malinconia in più, ha provato a descrivere in questa canzone. Un amore reso difficile dal contesto, ma un amore libero, senza troppi vincoli sociali.

Proprio come dovrebbe essere una società multietnica, multireligiosa come si avvia ad essere la nostra. Si è voluto l’allargamento ad est anche per facilitare le imprese che hanno portato lì gli stabilimenti in modo da pagare meno la manovalanza? Si è portato nell’Unione Europea stati che non potevano dare certe garanzie al fine di monopolizzare con i nostri prodotti il loro mercato? Ora non lamentiamoci troppo del fatto che questa gente venga da noi e si aspetti di avere quel che in televisione li abbiamo abituati a vedere. Non lamentiamoci se ogni giorno ci sono sbarchi di clandestini affamati provenienti da paesi che la nostra cultura occidentale ha contribuito, anche solo in piccola parte, a rendere non dico poveri, ma meno sviluppati. Quelli stessi clandestini fanno comodo alla nostra società. Sono quelli che ritroviamo negli altiforni, nei campi a raccogliere pomodori, senza contratti spesso, senza garanzie.

Rispettare le regole, quello sì, ma che le rispettino tutti allora, la legge deve essere uguale per tutti, veramente uguale, anche e soprattutto, in un paese che si riscopre giorno dopo giorno più “religioso” come il nostro, la legge morale.

sabato 3 novembre 2007

1...2...3... tanti voglio















Sì...voglio...
voglio svegliarmi domani e accorgermi che è di nuovo venerdì 2 novembre,
voglio mangiare un gelato doppia panna da colino,
voglio dire tante volte voglio,
voglio trovare Parigi tra le strade di Bari vecchia,
voglio insegnarti a tifare Roma,
voglio vederti camminare,
voglio imparare,
voglio saper dove sarai,
voglio essere dove vuoi,
voglio che tutto sia ancora da fare,
voglio che sia tu a chidermelo,
voglio che gli occhi ritornino allegri,
voglio che il cuore ti dica dove sono,
voglio la mano che mi piace ricordare,
voglio amore amore e poi amore.
.

venerdì 2 novembre 2007

...le si ama di nuovo



...trovato il senso di questa giornata...


...la poesia serve a complicare le cose, ma poi forse complicandole le si capisce meglio, le si semplifica, le si apprezza...le si ama di nuovo

giovedì 1 novembre 2007

Amore









Cos' è l’amore? Esiste? Io ti dico di non arrivarci in maniera diretta, svicolati.
Per me è un valore funzionale alla propria coscienza. Le esigenze sono diverse e così come vedi abbiamo dato la prima martellata alla vecchia estetica, abbiamo fatto cadere il primo pilastro, quello dell’assolutezza e dell’universalità.
L’amore è come la coperta di Linus: dà calore, protezione, rifugio in cui ognuno può infilarsi quando la vita diventa caos, passione, violenza, noia, consuetudine.
E’ il nostro angolo di consolazione, è tutto ciò che assolve la possibilità di sogno, di necessità morale e sentimentale. L’amore va contro la dissipazione morale di questa società, perché a te non frega più niente di questa società.
Ci oblia dalla società che ci fa usare maschere in questo gioco delle parti. Contro questo, io che non ho armi, io che sono disaiutato, dissugato, ho questa arma residua, questa forza della mia vita morale. Tappa su tappa, e attenzione che non diventi sommaria, deve crescere questo carattere alternativo. Sai quale può essere il problema, l’errore? L’errore, il rischio può essere quello di chiamare amore quello che è solo una parte dell’amore, quello che lo domina, lo dirige, e di conseguenza si corre il rischio di essere subalterne e di vedere l’amore solo dalla parte che emerge.
L’amore va vissuto con trasporto, ma senza tralasciare la capacità di criticarlo, bisogna centellinarlo, vedere in che misura il suo passato, il tuo passato in relazione all’amore possa governare il futuro.
Le vie sono tante: ci si regola empiricamente (sì, lo amo, ma però…), in maniera dogmatica trasferendo su altri cose che abbiamo appreso senza averle criticate, o contrastarlo in via teorica, senza aver conosciuto tappe pregnanti, come forse hai sempre fatto tu del resto.
Bisogna semplicemente liberare i significati reali di un gesto, ciò che ha significato per chi lo ha vissuto, ciò che ha pensato, sognato, chi lo ha vissuto.
Essere innamorati vuol dire essere questo.
Poi subisce varie oscillazioni, è come una piccola collana di perle in un grande mare. Tutto si basa su una tensione dubitativa di una intelligenza contrapposta ad un’altra ma più pratica. Guai a togliere allora la coperta a Linus. Lo ritroveremmo nudo a chiedere aiuto a Dio. No, che non si sappia in giro, che non lo si immagini mai così. Cancello tutto allora, non abbiamo detto nulla, non abbiamo fatto nulla. Non esiste allora, abbiamo scherzato e scherzeremo, non esiste un valore assoluto.
L’innamoramento sembra un valore assoluto. E’ la risposta ad un bisogno, ai dolori, alla paura che hanno gli uomini.