
La poesia non dice mai come “tu”.
La poesia è un conflitto, non è dialogo.
Io scrivo perché non ho mai l’ultima parola,
la poesia è l’amore cieco alla luce,
è come l’amante tradito a cui si dice:
“ Non esser triste, l’hai già perso”.
...mille parole di chiassosa bellezza...un gioco, una provocazione, una sfida, una comunicazione sì ellittica, ma più veloce e sempre in movimento. Laurea,Dottorato di ricerca, specializzazione e poi? E poi siamo pronti per giocare, per scriverci addosso, per non prenderci mai sul serio. Si parva licet!

Io so che tu mi ami.
- Come?
- Lo sai.
- No.
- Ma lo fai.
- Come?
- In ciò che fai e non sai ciò che fai.
Perché allora non essere ogni giorno un nuovo ingannatore?
Amare è sempre tradire, è riequilibrare la forze che ci separano dal desiderio.
Tu non mi ami? Non mi immagini allora.

Non riesco dormire, dovrei farlo perché domani mi dovrò alzare presto.
Se entro un minuto non sento rumori provo a dormire altrimenti esco.
Nessun rumore dalla strada, l’unico rumore lo faccio io girandomi e rigirandomi nel mio letto. Sento un’inquietudine profonda, mi sento solo … il desiderio di far qualcosa … so che la notte di Baires è altro oltre alle ragazze del Bar Exedra, all’angolo tra Avenida Cordoba e Avenida Carlos Pelegrino, a duecento metri da dove mi ha lasciato il bus l’altro ieri pomeriggio.
Pioveva e non è stato un bel Benvenuto da parte della città.
Credo che al Pelegrino a quest’ora ci saranno tante chicas” … le ragazze che, sedute ai tavolini del bar, dispensano sorrisi ammiccanti e sperano che qualche cliente le inviti al tavolo a bere qualcosa e… dopo un po’ di minima conversazione, si passa a trattare il prezzo di una prestazione …. 100 – 150 pesos … per un’ora della loro fantasia. Ieri notte a quest’ora passeggiavamo lungo il violone. Mi han fatto tenerezza las chicas del Bar Exedra, con il loro volto stanco, le loro storie inventate di una Buenos Aires che ancora non ho potuto conoscere…., ma è vero …il loro sorriso nasconde benissimo tanta tristezza, la loro allegria fa sentire bene i maschi … che credono di poter vivere un orgasmo. Anche questa è un’illusione, come tante sono le illusioni della vita a Baires … “ma che male c’è a comprarsi un’illusione se questa ti regala un po’ di spensierata felicità e ti fa sentire meno solo?”
Come è strana la “sub te”, la metro di Baires, quando ritorno a casa.
E’ piena di odori, nauseabondi alcuni, sconosciuti altri. Fino ad ora l’ho affrontata con l’i-pod e un libro giallo. E’ solo una questione di abitudine.
Se sento un rumore esco… ma non andrò al Bar Exedra … non ho voglia di giocare con las chicas … uscirò e basta … a godermi le strade … anche quelle sporche dei “cartoneros” che scartano i cartoni dai rifiuti dei bellissimi negozi della strada Florida …; è mezzanotte…il suono di una sirena. Mi alzo, esco.
Jeans, camicia nera, maglione sulle spalle, scarpe da ginnastica, le stesse che avevo a Tours.
In discesa per le scale dello studentato …. Una chica è intenta a rifarsi il trucco davanti allo specchio dell’androne… accende il suo sorriso quando mi vede … mi chiede una sigaretta … si avvicina le sorrido anch’io … è bella, mora, alta, un bel sorriso, …. Roxana…è piacevole restare a parlare con Roxana … di quello che offre la notte di Baires … ma, cosa più importante, lei dice e io non sempre la capisco … io e lei … sotto una doccia calda, è un’idea che svanisce presto. “Grazie Roxana … non le so fare queste cose, non son mai riuscito ad essere così” …
Sulla porta del Gran Dorà … aspetto Luca, è di Torino è anche lui qui, ma al contrario mio parla abbastanza bene lo spagnolo, l’ho conosciuto ieri mattina, cerco di fidarmi di lui. L’aria è quella fresca del Gennaio australe di Buenos Aires, alzo il braccio al primo taxi che passa e lo prendo al volo.
Omar è il nome del tassista dai capelli rossi e lunghi … ha la voce di chi fuma e che la notte non dorme … mi chiede subito: “donde vamos senor?” … è lì per lì che ci inventiamo un gioco … anch’io voglio la mia notte finta a Buenos Aires… di quelle da raccontare agli amici …da scrivere sul mio blog : “Siamo due giornalisti italiani, stiamo svolgendo un’inchiesta sulla notte di Buenos Aires, sui suoi locali e soprattutto cosa succede nelle sue strade”. Omar accende la sua lampadina di venditore di emozioni, la sua principale attività, capirò dopo, mascherata da tassista. “Senor … quiere ir a un local muy lindo y elegante donde, puede tomar una copa, y sacar muy buena chica … chica de clase superior claro …?” Luca tenta di spiegare ad Omar che non cerchiamo chicas, io calandomi nel personaggio guardo attentamente le strade che si alternano davanti a noi dal finestrino… Omar, perplesso, spiazzato dalla richiesta, mi dice che ci porterà in giro per Buenos Aires, …. “No quiere chicas senor? “… No rispondo … “però guardarle ci diverte” dice Luca….


Notte troiana
Tutto è ricordo, davanti una macchia, dietro solo una mano nella mano in una grande gigantografia. Si avvicina la sera, cambierò il colore dei miei calzari, sceglierò nelle vie la donna che stanotte dovrò idealizzare, farò quel che si può insomma, se poi mi lasceranno fare.
Che senso allora, Patroclo, l'attaccarsi a qualcosa? Dimmi dove andrò a finire, dove poter cantare l'incredibile voglia.
Perché amore mio io non ho coraggio, ho solo un po' di fantasia passata a bruciare.
Sono un credulone che non voglio fermare, sono uno che crede ci sia sempre qualcosa di più serio in quel che si dice. Ho ancora vent'anni ma anche una faccia sempre più simile a quella di chi si crede Gesù.
Vedo la gente lavorare, morire per me, per un Dio che non conoscono, per una guerra che non c'è ed esserne felice, vedo tutti passare ma nessuno poi che si avvicina.
Ho lasciato perché ho un principio di malinconia.
Non ricordo più quel che per andare non deve essere andato, ma riparto in idea.
Lascio che la fisionomia misteriosa e piena di contrasti del mio aspetto alla fine mi dia ragione. Ormai forme seminude che mi ostino a voler seguire animano l'ombra troiana di quel che ti scrivo, di quel che forse anche da te vorrei.
Non parlo ancora da indistinto, ma significo ancora qualcosa, sembro anche io di fronte a queste mura ricco di provocante ilarità.
Ho pochi indizi, non so bene perché ami ancora l'amore amato. Accuso d'oltraggio la mia poca voglia di conoscenze nuove, ma non c'è paura d'errore, restituirò quel che ho scritto alla banalità dei cuori, la mia resterà solo una implicita confessione, come i desideri degli opliti che risalgono la corrente senza un motivo dato ai loro perchè.
Ormai siam tutti contenti, dal nostro campo possiam osservare l'osservato, quel mistero che i nostri padri chiamavan mostro o amore che ha le sue pene.
Il mio nome ormai non lo chiede più nessuno e anche mia madre per colpa mia non capisce più se piange o ride, gioca a cambiarsi, da qualche parte sa bene che ci sarà per noi una donna migliore, ma io non voglio dimenticar quel che è stato, non posso dimenticar tutte quelle notti passate per non sentire, per far finta di avermi con una schiava rapita, per credermi di non voler sapere quello che attorno mi stava accadendo. Voglio dimenticare tutte le persone che non ho più sentito, devo chiuderle in un solo grande velario, in ricordi da dietro una tenda.
Ho solo pensieri cattivi, ma so anche che tutto questo dovrà pur finire, so che ormai importa a pochi se in questa e in altre notti finirò per non dormire.
Ettore rovesciato la tua stella brilla,
chiama e spera nel passato
la tua notte che si mischia e ci scintilla.

Accennare con le dita al tuo sguardo,
il tuo bacio sconosciuto,
perché nascosta di sorrisi
hai occhi neri e coperti come la notte,
perché amo la frangia dei tuoi occhi,
l’ombra,
quel capriccio di passione e ragione.
Bocca che contro bocca chiede
e in nessun mai libera,
ma incurva
e si mostra agli occhi svanita.